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Il mondo attuale
sta attraversando un processo di transizione che
molti analisti hanno denominato post-capitalista,
poiché, al giorno d’oggi, il capitalismo
sta sperimentando la convergenza di varie crisi
che evidenziano, come mai era accaduto prima, gli
effetti più devastanti e distruttivi del
sistema. Contemporaneamente, alcune società
stanno vivendo profonde trasformazioni politiche
ed economiche, caratterizzate dalla contestazione
del capitalismo e dalla costruzione di vie alternative.
Questo grazie a percorsi di lotta di classe, fortemente
caratterizzati dai popoli indigeni come parte integrante
dei movimenti dei campesinos, dei mineros, dei cocaleros.
Queste ricerche di alternative al capitalismo, sviluppate
soprattutto nel Sud del mondo, e in maniera notevole
in America Latina, stanno rafforzando alleanze,
reti e altre forme di condivisione degli sforzi
riflessivi per il rinnovamento dell’umanesimo
e del pensiero sociale. Una di queste, vista oggi
come possibile alternativa all’etnocentrismo
e all’individualismo proprio del capitalismo,
è la cosmovisione e i saperi ancestrali del
mondo indigeno e delle popolazioni andine, sintetizzata
nel Suma Qamaña in aymara (in spagnolo Vivir
Bien) o Sumak Kawsay in quechua (in spagnolo Buen
Vivir), che si fonda su una relazione armonica e
rispettosa tra gli esseri umani e tra questi e gli
altri esseri vivi con cui condividono la natura.
Un paradigma quindi, quello del Vivir Bien, che
sta trovando la sua naturale sintesi con le teoriche
marxiste e le esperienze socialiste del XX e XXI
secolo in un paese come ad esempio la Bolivia, dove
i movimenti sociali sono stati in grado di dotarsi
della loro organizzazione politica e della loro
forma partito come strumento di realizzazione del
cambiamento e della nascita di un nuovo Governo
e di una nuova società. |