Editoriale (97)
I ballottaggi delle elezioni amministrative in diverse città può meno grandi, ci consegnano uno scenario politico con mutazioni profonde rispetto al recente passato.
Quando tutti parlano, vien voglia di tacere. Ma qualcosa va fatto notare, altrimenti sfugge. Partiamo dalle cose che, sulla bomba di Brindisi, sembrano accertate.
I miracoli non abitano in Europa. E questa crisi, in ogni caso, non ne permette.
Le elezioni amministrative italiane, in contemporanea a molte scadenze europee che hanno avuto sostanzialmente lo stesso segno, rivelano soprattutto una cosa: lo spappolamento della rappresentanza politica “classica”.
Alla fine ci siamo arrivati anche in Italia. Un uomo armato si è barricato negli uffici dell’agenzia incaricata di riscuotere le imposte, prende degli ostaggi,
Un governo come quello in carica teme come la peste la mobilitazione e il conflitto sociale. La conditio sine qua non per andare avanti con la sanguinosa terapia d'urto in atto, è che venga neutralizzato – meglio se preventivamente – chiunque intenda “disturbare il manovratore”.
A che servono i vecchi? A nulla, risponde il nuovo capitalismo. Sono soltanto un costo, ovviamente da abbattere. In senso fisico.
Se parla a finanzieri, investitori ed establishment dice “rilassatevi la crisi è passata”. Se si rivolge ai lavoratori, ai disoccupati e pensionati italiani dice: “la situazione è grave servono sacrifici”. Quella del Presidente del Consiglio è una doppiezza inaccettabile e sanguinosa. E' un fortuna che in Italia non ci siano cascati tutti. La manifestazione di Milano insegna.
Un'occasione da cogliere, una prospettiva da verificare.
Fine della "concertazione", ai confederali vien detto "fuori dai piedi".







