Giovedì 26 Gennaio 2012 10:13

Il costo della crisi: chi paga, chi guadagna
In evidenza

di  Redazione Contropiano
Valuta questo articolo
(2 Voti)

Anche la Banca d'Italia tira le somme sui costi sociali della crisi e vede quel che noi sappiamo, ma lo fa ovviamente in modo scientifico: la crisi c'è, ma per la maggioranza è un dramma, per pochi è una manna.

Gli squilibri vengono accentuati, la coesione sociale salta, le condizioni di vita diventano meno tollerabili.

 

*****

Chi non paga la crisi
Galapagos
È una piramide con una base sempre più larga e un vertice più sottile quella che emerge dai dati di Bankitalia sulla distribuzione dei redditi e della ricchezza. Solo un paio di dati: nel 2010 il 14,4% della popolazione era ufficialmente in una situazione di povertà a causa di un reddito insufficiente. Il tutto mentre il 10% delle famiglie più ricche possiede il 46% della ricchezza totale stimata in circa 9 mila miliardi di euro. Semplificando, circa 6 milioni di italiani possiedono - in media - una ricchezza di quasi 4200 miliardi, circa 700 mila euro a testa, contro 54 milioni di persone che - sempre in media - hanno un patrimonio di circa 90 mila euro. Come dire: il 10-20 per cento delle persone più povere non ha nulla di ricchezza e il 70-80 per cento ha un patrimonio che corrisponde al valore di una abitazioni modesta. Che ovviamente non tutti hanno, visto che il 21% delle famiglie vive in affitto.
C'è un altro aspetto che colpisce: negli ultimi 20 anni il reddito dell'Italia è cresciuto poco, ma il reddito reale dei lavoratori autonomi è aumentato del 15,7%, quasi 5 volte di più del 3,3% dei lavoratori dipendenti. Siamo di fronte a una gigantesca redistribuzione dei redditi a sfavore del lavoratori dipendenti. La specificità della crisi italiana è in questi dati che confermano come la progressiva pauperizzazione del lavoro dipendente a fronte di uno stato sociale sempre meno generoso è alla base della caduta della domanda. Cioè dei consumi, anche quelli alimentari, come confermano i dati Istat sulla vendite al dettaglio.
Ma c'è ancora un altro dato - non di Bankitalia - che completa il quadro: ieri mattina Attilio Befera, il massimo dirigente dell'agenzia delle entrate, ha denunciato che in Italia l'evasione fiscale tocca i 120 miliardi l'anno. E non sono certo i lavoratori dipendenti (anche se a volte lo fanno) e i pensionati a evadere. Insomma, chi più guadagna più evade. E questo spiega perché molti ristoranti sono pieni e ci siano in circolazione centinaia di migliaia di auto di lusso.
Da questi numeri è possibile trarre alcune conclusioni che dovrebbero fare da guida alla politica economica della sinistra. La prima è che la lotta all'evasione deve essere l'obiettivo prioritario: se non aumenta il gettito fiscale non sarà possibile diminuire il cuneo fiscale che penalizza i lavoratori dipendenti e far pagare meno tasse a loro e ai pensionati. E senza recuperare i soldi degli evasori non sarà possibile aumentare la spesa sociale e i consumi privati di milioni di persone. Di più: la distribuzione della ricchezza indica con chiarezza che è necessario procedere a una riforma fiscale che alleggerisca la pressione sui redditi e aumenti quella sul patrimonio.
Quanto ai salari, non aumentano solo con la diminuzione della pressione fiscale, ma anche con l'aumento della produttività. Attenzione, però: la produttività non deve aumentare «strizzando» ancora di più i lavoratori con innovazioni di processo, magari con l'aggiunta del ricatto della flessibilità in uscita, ma deve essere ottenuta attraverso innovazioni di prodotto. Perché - ce lo spiegano i dati annuali di Mediobanca - nelle imprese che innovano che i profitti, ma anche i salari, sono più alti. Ma la sinistra è convinta che il programma di Monti si muova in questa direzione?
*****
Cresce solo la povertà
Roberto Tesi
Una indagine Bankitalia rivela che i redditi non crescono e la popolazione povera è salita al 14,4% (40% tra gli immigrati). Peggiora la distribuzione della ricchezza: al 10% quasi il 50% del totale 1991-2010: i redditi dei «dipendenti» sono cresciuti del 3,3%, 5 volte meno degli autonomi
Nel 2010 è aumentato il numero dei poveri come conseguenza diretta della discesa dei redditi delle famiglie. A dirlo è Bankitalia che ieri ha pubblicato la tradizionale analisi (biennale) sui bilanci delle famiglie italiane. Oltre al peggioramento nella distribuzione dei redditi, i dati di via Nazionale evidenziano anche una maggiore concentrazione della ricchezza: il 10% delle famiglie più ricche possiede il 45,9% della ricchezza netta totale. Nel 2010 il reddito familiare medio annuo, al netto delle imposte sul reddito e dei contributi sociali, era pari a 32.714 euro, 2.726 euro al mese.
Il reddito «equivalente» una misura che tiene conto della dimensione e della composizione del nucleo familiare, si è attestato a 18.914 euro a persona, un valore inferiore, in termini reali, dello 0,6% a quello del 2008. Di più: in termini reali il reddito medio nel 2010 risulta inferiore del 2,4% rispetto a quello del 1991, mentre il reddito equivalente in termini reali, nello stesso periodo, è aumentato del 3,3%. La contrazione del reddito (e la sua pessima distribuzione) ha prodotto un aumento della quota di persone povere, cioè di chi ha un reddito equivalente o inferiore alla metà della mediana. I poveri in Italia sono il 14,4% della popolazione totale, un punto percentuale in più rispetto al 2008. Tra chi «ruba» il lavoro agli italiani, ovvero i lavoratori immigrati (il 7,7% della popolazione) la quota dei poveri supera il 40%. Il reddito medio da lavoro dipendente nel 2010 è stato pari a 16.559 euro, con una flessione dello 0,3% sul 2008. Il reddito da lavoro indipendente è stato, invece, di 20.202 euro con una diminuzione del 2,3% rispetto a due anni prima. Bankitalia sottolinea, tuttavia, che ««fra il 2008 e il 2010 lavoratori indipendenti hanno registrato un incremento in termini reali del 3,1%, recuperando parte del calo osservato tra il 2006 e il 2008 (-7%)». Nel complesso del periodo 1991-2010 i lavoratori indipendenti hanno visto crescere i propri redditi reali del 15,7%, quasi 5 volte di più dei lavoratori dipendenti.
Il reddito familiare medio risulta, come al solito, più elevato per le famiglie con capofamiglia laureato, lavoratore indipendente o dirigente, di età compresa tra i 45 e i 64 anni, mentre risulta inferiore per le famiglie residenti al Sud e nelle Isole. Inoltre, il reddito delle famiglie in cui il capofamiglia ha la cittadinanza straniera risulta in media inferiore di circa il 45% a quello delle famiglie italiane.
L'indagine di Bankitalia rileva anche come il 29,8% delle famiglie nel 2010 reputava le proprie entrate insufficienti a coprire le spese; il 10,5% le reputava più che sufficienti, «mentre il restante 59,7% segnalava una situazione intermedia». Ovvero riteneva sufficienti a vivere la entrate. Gli economisti della banca centrale commentano questi dati scrivendo che «rispetto alle precedenti rilevazioni emerge una tendenza all'aumento dei giudizi di difficoltà».
Accanto alla penalizzazione (per i lavoratori dipendenti) l'indagine mette in risalto la crescente sperequazione nella distribuzione della ricchezza e la sua concentrazione nella mani di pochi. La ricchezza netta delle famiglie italiane, data dalla somma delle attività reali (immobili, aziende e oggetti di valore) e delle attività finanziarie (depositi, titoli, ecc.) al netto delle passività finanziarie (mutui e altri debiti), ha un valore mediano nel 2010 di 163.875 euro. Il 10% delle famiglie più ricche possiede il 45,9% della ricchezza netta familiare totale contro il 44,3% del 2008.
La percentuale delle famiglie indebitate è pari al 27,7%. L'indebitamento (poco meno di 44 mila euro in media) come in passato, risulta più diffuso tra le famiglie a reddito medio alto (che hanno più facilità nell'accesso al credito) con capofamiglia di età inferiore ai 55 anni, lavoratore indipendente o con elevato titolo di studio. Le passività sono costituite in larga parte da mutui per l'acquisto e la ristrutturazione di immobili.
Nel 2010 il risparmio delle famiglie è stato di circa 50 miliardi di euro; i capital gains sono stati invece negativi (circa 180 miliardi di euro), principalmente a causa del forte calo dei corsi azionari avvenuto nel corso dell'anno. La ricchezza netta delle famiglie italiane, cioè la somma di attività reali (abitazioni, terreni, ecc.) e di attività finanziarie (depositi, titoli, azioni, ecc.), al netto delle passività finanziarie (mutui, prestiti personali), è risultata pari a circa 8.640 miliardi di euro. Il 68,4% delle famiglie italiane nel 2010 era proprietaria della casa in cui viveva, mentre il 21,1% era in affitto.
da "il manifesto"
*****

Ultima modifica Giovedì 26 Gennaio 2012 13:57

Lascia un commento

retecomunisti-logo-o 

nuestra-america-small

politica-e-classe-small

forumpalestina.org

disarmiamoli-small 


Siti Amici:

bannerliberatvpiccolo

Odradek Editore

Facebook

 
 

In Vetrina

  • 1
  • 2
  • 3

Per Lenin. Materialismo storico e politi…

Per Lenin. Materialismo storico e politica rivoluzionaria

Emilio Quadrelli - Giulia Bausano - avatar Emilio Quadrelli - Giulia Bausano 09 Mag 2012 (Vetrina Pubblicazioni)

Read more

Contropiano anno 21°, n. 1

Contropiano anno 21°, n. 1

E' uscita la rivista Contropiano. Comincia il nostro 21° anno di pubblicazioni.

Redazione Contropiano - avatar Redazione Contropiano 04 Mag 2012 (Vetrina Pubblicazioni)

Read more

Se Cento giorni di Monti vi sembran poch…

Se Cento giorni di Monti vi sembran pochi...

E' uscito nelle librerie un pamphlet della Jaca Book a firma di "Pasquino", uno pseudonimo dietro il quale, secondo alcuni, ci sono tre economisti che, in forma di racconto romanzato,...

Pasquino - avatar Pasquino 06 Apr 2012 (Vetrina Pubblicazioni)

Read more