Gli aerei della Nato collaborano con i ribelli nei bombardamenti sulla città libica assediata. A Bengasi erano intervenuti per proteggere i civili dall’assedio e dalle bombe. Adesso vi partecipanoe ne sganciano allegramente.
Si continua a combattere in Libia. E da Sirte, città ancora fedele al colonnello Gheddafi arriva la denuncia di alcuni testimoni che parlano di una città distrutta dai massicci bombardamenti della Nato. I ribelli – ormai accreditatisi come nuova leadership di governo – chiedono all’Alleanza Atlantica di non interrompere le operazioni militari, evidentemente consci del fatto che la forza dei militari e dei settori popolari fedeli a Gheddafi spodestato dal golpe è ancora consistente. Ieri il comando militare del Cnt ha lanciato un ultimatum alle forze lealiste asserragliate nella città di Sirte affinché si arrendano entro sabato, evitando così un altro bagno di sangue come quello annunciato a marzo a Bendasi ma a parti rovesciate. In quel caso la Nato usò l’assedio di Bengasi come pretesto per scatenare i bombardamenti sulla Libia, stavolta invece bombarda pesantemente la città assediata senza manifestare alcuna preoccupazione per la “protezione dei civili”. Gli stessi leader del Consiglio Nazionale di Transizione hanno intanto respinto l’ipotesi dell’invio nel paese di una forza militare internazionale dell'Onu. Il nuovo rappresentante della Libia all'Onu, Ibrahim Dabbashi, ha detto alla Bbc che la situazione in Libia è particolare: "Non si tratta di una guerra civile, non è un conflitto tra due fazioni, è il popolo che difende se stesso da una dittatura". Giunge poi una notizia che la dice lunga sul coinvolgimento dei paesi occidentali, ed in particolare della Francia, nella rivolta contro Gheddafi. Diversi Tuareg, rientrati nel Mali dopo aver combattuto per Muammar Gheddafi, sono entrati in possesso di armi paracadutate dalla Francia e destinate ai ribelli, nell'ovest della Libia.
Ultima modifica Mercoledì 31 Agosto 2011 12:07







