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Eventi

Evento 

Titolo:
Roma - Incontro sul movimento in Cile
Quando:
12.02.2012 10.00 h
Dove:
Facoltà di Architettura Roma 3 - Roma
Categoria:
Convegni e Dibattiti

Descrizione

Incontro con gli attivisti del movimento cileno

Casa della Pace ore 10.00 (Via Monte Testaccio, TESTACCIO)

Il movimento rivoluzionario cileno
Le tue mani entrano nella terra; i tuoi occhi scrutano l’orizzonte, rapidi, attenti, curiosi; la tua bocca sputa legno e odi alla vita; i tuoi piedi battono terra e asfalto; le tue orecchie non perdono l’impercettibile suono della tua gente. Alle tue strade che portano I tuo nome, il tuo sangue, la tua Idea.
Il movimento nato in Cile nel 2011 non può essere considerato esclusivamente come una rivendicazione studentesca; la sua complessità e la sua multiformità hanno radici ben salde nei decenni precedenti, nei volti, nelle parole e nelle memorie di milioni di abitanti.
Il Cile, come tutta l’America Latina, negli anni ’60-’70 si configura come terra di conquista di multinazionali e corporations. Gli stati uniti, los gringos, usano tutto il loro potere economico, militare e di intelligence per fare del Centro e Sud America un vero e proprio parco giochi dello sfruttamento di risorse naturali ed economiche, il proprio “cortile di casa”.
In quest’ottica al Cile è riservato un trattamento particolare: viene realizzata una politica economica neo-liberista, ispirata alla dottrina di Friedman, in cui la libertà del mercato risulta strumentale al profitto delle grandi famiglie cilene e, soprattutto, delle multinazionali statunitensi, impossessatesi in questo periodo delle ricche miniere del nord. In seguito alle pericolose politiche di stampo socialista dell’Unidad Popolar di Allende (restituzione delle terre usurpate dai latifondisti ai Mapuche e nazionalizzazione delle miniere di rame), nel 1973 si arrivò ad una sperimentazione "classica" di golpe militare che aprì le porte alla dittatura del generale Pinochet, sostenuta e finanziata congiuntamente da multinazionali e servizi di intelligence americani. Gli Stati Uniti, del resto, in epoca di Guerra Fredda giudicarono particolarmente pericolosi gli importanti rapporti di politica estera di Allende con altri governi socialisti come Cuba e Unione Sovietica. La globalizzazione neoliberista faceva la sua prima efficace apparizione, e lo stato di eccezione, nel quale tuttora siamo costretti a vivere faceva i suoi primi passi.
Cile, un paese che, dopo anni di sanguinosa dittatura, non ha mai saputo fare i conti con il suo passato, lasciando tuttora forti tracce di quel periodo storico nelle memorie e nei vari codici normativi che regolano attualmente il paese. La Ley Antiterrorista, (prevede tribunali orali e testimonianze anonime) nata durante la dittatura e usata già in passato dai governi della Concertaciòn (centro sinistra) contro i Mapuche, viene oggi giudicata assolutamente insufficiente per contrastare il movimento da parte del governoPiñera. 
In Europa gli anni ’70 furono attraversati anche dal forte timore che questo modello di rovesciamento di governo potesse essere una forma possibile ed esportabile, anche oltreoceano. In Italia il golpe militare venne percepito come una possibilità concreta contro la quale era necessario lottare; e se il Partito Comunista si affrettava a cimentarsi con il “compromesso storico” insieme alla Democrazia Cristiana, tutti gli altri cominciavano a pensare ad come armare il Movimento.
Dal gas, alle dighe, al terremoto
Ovvero incontro delle lotte, Ricomposizione storica e memoria… Atteggiamento rivoluzionario.
Il 2010 iniziò con un forte movimento di resistenza nel sud del Cile, intorno alla città di Punta Arenas, contro l'aumento dei prezzi del gas. La protesta fu tanto forte che il governo dovette negoziare con l'assemblea cittadina di Magallanes e ritirare gli aumenti. A maggio più di trentamila persone manifestarono a Santiago contro il progetto di Hydroaysen, che cerca di costruire cinque mega dighe in Patagonia, con il sostegno di governo e opposizione, senza consultare la popolazione. Le dighe serviranno le enormi miniere del nord, devastando tanto i territori lungo il bacino del fiume, quanto quelli occupati delle infrastrutture delle dighe stesse. Mai una lotta contro la devastazione e lo sfruttamento dei territori e delle loro popolazioni aveva riunito tante persone: qualcosa stava cambiando. Poco dopo scoppiarono le proteste della popolazione colpita dal terremoto del 2010, la maggior parte delle quali ancora oggi non ha una casa e ha trascorso il secondo inverno dopo il disastro in condizioni assai precarie.
Già nel mese di marzo, nelle città, il movimento studentesco insorse. Prima ancora, nel 2006 le manifestazioni studentesche avevano iniziato a fare la propria apparizione sullo scenario politico, ma venivano sottovalutate perché i protagonisti erano liceali: li hanno definiti il movimento dei pinguini, troppo ragazzi per essere realmente pericolosi…
Da impulsi a movimento, una generazione senza paura
"Se i lavoratori possono autogestire una fabbrica, noi siamo in grado di gestire in autonomia il liceo."Un’ espressione ingenua, forse, ma i liceali, nel 2006, non erano scesi in strada contro una riforma dell'istruzione specifica; erano partiti, invece, dal rifiuto della scuola come istituzione immobile allo status quo, rivendicando un'altra organizzazione scolastica, per e degli studenti. E’ da qui che riparte il movimento studentesco del 2011.
"Durante questi ultimi mesi siamo stati protagonisti di una lotta storica contro l'educazione di mercato, una lotta rivoluzionaria anti-neoliberista che sta riconsegnando la politica alla società civile e riannodando il filo spezzato della nostra storia interrotta dal colpo di stato del 1973."
L'indebitamento che gli studenti sono costretti a contrarre per proseguire gli studi dopo il liceo si aggira sui 60.000 dollari, una cifra che costringe un indebitamento a vita, anche dopo la fine della propria formazione.
"Sappiamo che oggi le nostre richieste hanno carattere concertativo, però servono come punto di partenza per costruire un progetto di trasformazione dell'istruzione. Se assumiamo che il modello educativo mercificato deriva inevitabilmente dal modello di società commerciale, dobbiamo aumentare le nostre richieste nel contesto della costruzione di un progetto educativo popolare che sia uno dei tanti fronti da cui si andrebbe a costruire una nuova società che non si regga sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo."

Movimento popolare, movimento rivoluzionario
Un percorso di lotta intenso e costante, iniziato nel marzo 2011 e proseguito per più di sette mesi, non può far pensare ad altro che ad un vero Movimento, che ha saputo trovare una propria Temporalità di lotta, una propria Autonomia. 
Il quartiere non esiste come forma data, ma va costruito, va dunque Abitato. Il Territorio, lungi dalla sua definizione geografica o sociologica, rappresenta un nodo del tutto pratico, che non si dà da sé, se non nell’atto della sua costruzione e che rappresenta, forse, un passaggio nella costituzione di quella potenza rivoluzionaria che occorre per rovesciare e mantenere rovesciata la metropoli.
Come costruirlo? Profondità delle forme di vita, validità delle proposte organizzative, temporalità autonoma, comprensione e relazione con il contesto. Come immaginarlo? Immaginare un possibile Territorio come piano complesso delle azioni rivoluzionarie. Partire dal contesto; inchiestare i luoghi della vita comune di un quartiere, cercare di capirne le dinamiche, di percepirne le possibilità; produrre rotture e ricomposizioni; elaborare linguaggi comuni che connettano i punti di forza dei discorsi di autonomia; sperimentare la costruzione collettiva del piano organizzativo della rete di comuni.
Un movimento capace di ascoltare e comprendere, come intrinsecamente proprie, le istanze delle varie lotte territoriali e dei popoli indios, riuscendo a rappresentare la compattezza di questa lotta attraverso enormi manifestazioni comuni.
Questo impulso, che sei anni fa aveva iniziato a surriscaldare il clima politico, ha permesso a questo nuovo movimento non solo di superare il limite di una circoscritta, anche se partecipatissima, protesta studentesca, ma di rompere gli argini, acquisendo una potenza rivoluzionaria che mai dai tempi della opposizione alla dittatura di Pinochet si era vista.
Nella regione del Bìobìo i lavoratori portuali hanno incrociato le braccia bloccando l'accesso ai cantieri navali in sostegno alla mobilitazione studentesca. Il loro invito è allargato a tutte le categorie: "la strada tracciata da questi giovani deve vederci tutti quanti seguirla." 
Mezzi, strumenti, pratiche di lotta nel movimento
Ovvero dimensione politica dei mezzi. Ovvero necessità e temporalità. Ovvero abitare il territorio in una temporalità autonoma. Ovvero messa in comune… dalle lotte indie a quelle studentesche, dalle assemblee di quartiere catalane ai quartieri ateniesi o alle piazze arabe e tra i monti della Val Susa…Per costruirsi un linguaggio rivoluzionario.
Alcuni studenti decidono di andare ad occupare verso sera la sede del canale televisivo Chilevision, per narrare in prima persona le proprie proteste e per rendere chiare a tutti le proprie richieste. Non riescono a mandare in onda il messaggio che avevano registrato, ma il tentativo è stato quello di profanare un dispositivo.
In soli tre mesi di lotta l’attitudine di strada si è riscoperta tattica di guerriglia urbana di una popolazione che, sempre con maggior rabbia e coscienza, sceglie la strada del conflitto. Le pratiche di conflitto vengono diffuse e condivise, in sostituzione di pratiche di resistenza passive, come reazione alla violenza che quotidianamente bombarda il presente: Controviolenza sociale. La repressione delle strade in uno stato ancora così legato alla dittatura, sia dal punto di vista legislativo che di gestione dell’ordine pubblico, è dettata da continui abusi delle forze dell’ordine. “Finché si limitano a lanciare lacrimogeni nelle sedi sindacali non è molto grave. Forse però la notte del 25 agosto hanno esagerato. Corrono in camionetta a sirene spiegate sotto la luce dei lampioni. Si spara anche. Per fare paura. Un ragazzo cade colpito. Muore, ucciso dai carabineros. Il suo nome è Manuel Gutiérrez, sedici anni, stava passeggiando con il fratello maggiore. Andavano a vedere gli scontri”. Del resto questa morte non rappresenta un’ eccezione, il 3 gennaio 2008, infatti , lo studente ventiduenne Matias Catrileo Quezada veniva ucciso con un proiettile sparato alla schiena da un carabinero. Con i suoi compagni e la comunità di Yeupeco, Matias stava occupando il fondo agricolo di Santa Margherita, da sempre territorio mapuche. Lottava per la riappropriazione delle terre ancestrali. All'arrivo dei carabineros alcune pietre volarono per difendere l'occupazione e il giovane venne freddato da un uzi.
La popolazione non vuole più estraniarsi dalla partecipazione, dal vivere il conflitto ed irrompe sulla scena territoriale esprimendo con decisione le sue istanze e rivendicazioni a tutto campo; le richieste di partecipazione reale alla gestione delle risorse e della vita sono incontenibili. Si sono formati molti comitati e coordinamenti di quartiere, cittadini, territoriali, tematici che portano avanti istanze ed interessi di base che vanno dalle riappropriazioni delle terre ancestrali (movimento indio dei mapuche) all’assoluto rifiuto di privatizzazione delle risorse naturali, all’ esigenza di istruzione gratuita e di qualità per tutti.
“Si credeva che la repressione fosse riuscita a distruggere il Legame sociale. Ad un certo punto questi rapporti diventano invisibili, ma quando accade qualcosa di molto forte rinascono, perché c'è una memoria latente”.
Come ci è saltato in mente di fare questo incontro?
Visto che ve lo starete chiedendo proviamo a rispondere…
Perchè è stata un’opportunità e le opportunità, le geometrie che regolano gli incontri ci attirano 
Perchè siamo fortemente legati a questa terra cilena, tutti, perchè ogni intimo legame di ognuno di noi diviene fondamentale per tutti gli altri
Perchè abbiamo bisogno di conoscere e comprendere quella materia, quelle sottili connessioni, quelle stelle propiziatrici che rendono possibili e straordinariamente forti i movimenti che stanno rivoluzionando questa dannata terra
Perchè non ci basta comprendere, quando lo facciamo, le dinamiche che regolano la nostra quotidianità ed il nostro tentativo di sovvertirla, ma abbiamo bisogno di leggere oltre le righe, dietro le parole, quei sentimenti e atteggiamenti che animano e regolano la complessità dell’agire rivoluzionario
Perchè non paragoniamo mai a priori complessità storiche, sociali, politiche; perchè l’oceano è una brutta bestia e veramente ci tiene molto lontani 
Perchè vogliamo riuscire a distruggere il vuoto relazionale delle assemblee di questa città per costruire una complessità che realmente riesca a rendere partecipi le nostre vite, e tutto quello che queste sono, di quei momenti, attraverso un ascolto emozionale, una lettura che passi dal foglio alla realtà
Perchè nessuna compagna deve trovarsi in una stanza chiusa di cui nessuno di noi ha le chiavi; fuori nessuno la ascolta, nessuno si accorge del suo malessere 
Perchè il partito è una costruzione che rigettiamo, perchè il partito comunista non è uguale in tutto il mondo 
Perchè per noi Territorio non è solo il quartiere sotto al centro sociale, alla facoltà, ma quel terreno fertile in cui sperimentare forme di vita ad alta intensità in una temporalità altra affinchè diventi il terreno complesso delle azioni rivoluzionarie 
Perchè ci piace molto sfidarci, testarci e dunque comprenderci 
Perchè abbiamo bisogno di sentirci, di scoprire ogni mattina, quando apriamo gli occhi il desiderio che abbiamo dentro, la complessa e struggente passione che vogliamo seguire 
Perchè vorremmo mordere la vita, mangiare insieme, mangiarci per conoscerci e rubarci pezzetti e sputare quello che non ci serve
Perché non vogliamo inciampare, rotolare e cascare fragorosamente nelle dinamiche di dominio: governo, leggi, sesso, relazioni, discorsi, priorità… libero venire in presenza per agire nelle fluttuazioni caotiche
Perché vogliamo correre. Ci fermiamo qualche istante solo per prendere la rincorsa
Perchè le città, i paesi, scrivono la loro storia nelle strade e la si può studiare solamente ascoltandone i suoni, assaporandone gli odori, ascoltando le persone
Perché l’identità è un dispositivo che non ci ha catturato
Perchè mi Lucha es tu Lucha, Siempre.

Sede

Sede:
Facoltà di Architettura Roma 3
Via:
L.go GB MARZI
Città:
Roma

Descrizione

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